Storia della Scienza e della Tecnica. Dr Anna Toscano PhD

“IL MOVIMENTO AGENTE UNIVERSALE”. IL MOTO ARMONICO DEL COSMO E LA MACCHINA DEI FENOMENI VITALI: GIORGIO BAGLIVI ED IL “De Statice aeris”

Dr. Anna Toscano PhD

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Una volta riconosciuta la struttura solida del corpo come composta da due tipi di fibre che, insieme agli umori, andava a costituire la struttura di tutti gli esseri viventi; ricostruita la genesi delle fibre carnee e di quelle membranacee, attraverso l’esame al microscopio di tessuti embrionali, animali e umani; accertate le differenti funzioni ad esse legate, Baglivi era andato individuando nelle diverse parti minime del corpo un' "inclinazione" al moto, attraverso la quale i corpi animati erano tenuti in vita.
Le alterazioni che i vizi nella struttura fibrillare del corpo animato potevano far riscontrare in un tale moto, sia nella sua natura riflexiva e systaltica, per le membrane, che nella sua veste di vis insita o tormentum per le fibre motrici, erano l'origine e la causa di molte malattie che Baglivi aveva potuto riscontare durante le sue osservazioni. Egli si sarebbe soffermato a lungo, sia nel corso del trattato, che in seguito nelle pagine del De Progressione Romani Terraemotus (55), del De systemate & usu motus solidorum in corpore animato (56), e poi in quelle dei Canones de medicina solidorum (57), ad indicare le diverse affezioni della macchina vivente, causate da alterazioni ora dei tessuti carnei, ora di quelli membranacei; ora da oscillazioni perturbate della dura madre, ora da increspature delle fibre muscolari.
Già nel De historia, anatome, morsu, & effectibus tarantulae (58), al quale aveva lavorato dal 1693 al 1695 (59) Baglivi indicava una possibile cura dagli effetti del veleno inoculato dal ragno nel provocare, mediante ustioni, una << certa vivida oscillatione>> nelle fibre del corpo umano, la quale sarebbe stata capace, insieme all'azione terapeutica della musica, di contrastare gli effetti venefici del morso della tarantola, impedendo alle tossine di coagularsi negli umori (60).
L'azione infatti della musica, sosteneva Baglivi, sembrava in grado di ristabilire il corretto moto delle parti in un corpo aggredito da questo particolare tipo di sostanza, i cui effetti si manifestavano con l'indurre all'immobilità il soggetto colpito, rendendone difficile la respirazione. Ed essendo, come si è visto, la respirazione per Baglivi lo strumento “fisico-meccanico” in grado di promuovere e favorire la circolazione del sangue e dei fluidi nel corpo, il veleno della tarantola impediva all’intera struttura corporea di mantenersi in quella perenne, vivida vibratione, che ne assicurava il compimento delle funzioni vitali, garantendo il mantenimento in vita del corpo.
Solo all'ascolto di precisi timbri, ritmi e frequenze sonore, nei soggetti nei quali era stato inoculata la tossina cominciavano a mitigarsi i sintomi dell'avvelenamento, in quanto si induceva in essi un moto veemente del corpo, che permetteva di ristabilire il corretto sincronismo del moto oscillatorio delle fibre:

<<Coloro che sono morsi dalla tarantola poco dopo cadono in terra tramortiti, con perdita di forze e di sensi; talora respirano difficilmente; a volte sospirano angosciosi; frequentemente giacciono immobili come esanimi. Tuttavia appena comincia la musica, lentamente cominciano a mitigarsi tali sintomi; il malato tenta a muovere le dita, le mani, quindi i piedi e successivamente le altre membra; e crescendo la modulazione dei suoni, aumenta lo stesso moto delle membra; e se il malato giace in terra, con grande risoluzione si alza sui piedi, incomincia a ballare, sospira e si contorce in modo sbalorditivo, continuando a saltare per più ore.>> (61)

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(55) In G. Baglivi, Opera Omnia medico-practica et anatomica, Ediptio septima, op. cit., pp. 415-429
(56) In G. Baglivi, Opera Omnia medico-practica et anatomica, Ediptio septima, op. cit., pp. 430-439
(57) In G. Baglivi, Opera Omnia medico-practica et anatomica, Ediptio septima, op. cit.
(58) In G. Baglivi, Opera Omnia medico-practica et anatomica, Ediptio septima, op. cit., pp. 446-471
(59) In questa sede si intende affrontare il tema del tarantismo se non esclusivamente nella prospettiva che, alla luce di quanto emerso nel presente lavoro, si è venuta presentando seguendo la trattazione che di tale tema dà Baglivi, inquadrandolo, con una nuova ottica di analisi, nella sua impostazione clinica connessa agli studi di fisiologia, per come accennato.
Sul tarantismo in Baglivi si vedano le lettere conservate nella Osler Library in D.M. Schullian, The Baglivi Correspondence ..., op.cit., Lettere n. 54, 57, 135.
Nella corrispondenza bagliviana di proprietà della Waller Samling, è conservata una missiva del padre gesuita Giovanni Domenico Putignani di Tricarico (1656-1742) con la quale invia a Pietro Angelo Baglivi informazioni sulle <<virtù della pietra indica, volgarmente detta serpentina, contro il morso degli scorpioni>>. (Su padre Giovanni Domenico Putignani si veda il "Giornale de' Letterati d'Italia", 1713, n. 15, pp.447-450; 1714, n. 17, pp. 423-426; 1727, n. 38 - parte prima -, pp. 428-431; Augustin De Baker, Bibliothèque de la Compagnie de Jésus, Bruxelles 1895 (Louvain 1960).
Nella corrispondenza di Baglivi conservata a Montreal è presente una lettera del gesuita, indirizzata a Pietro Angelo Baglivi datata 15 gennaio 1697 ed un'epistola del dottor Giorgio a Putignano, del 31 gennaio dello stesso anno (cfr. D.M. Schullian, The Baglivi Correspondence ..., op.cit., Lettere n.119 e n. 125).
(60) <<Io poi (se è possibile avvalersi del mio sentimento) subito brucerei la parte morsa col ferro incandescente; giacché essendo il fuoco uno stimolo, questo stimolo veementissimo eccita nelle fibre del luogo affetto, e successivamente in tutto il sistema delle fibre del corpo umano, una certa oscillazione o un moto vivissimo, continuato e intenso, per la quale ragione gli umori che sono a contatto dei solidi così oscillanti si sciolgono, si muovono e si attenuano; e dal veleno coagulante mai potranno tenersi fissi, principalmente nel luogo affetto, ove lo stimolo del fuoco è più potente e maggiore l'inclinazione degli umori al coagulamento [...] Tuttavia rimangono inutili questi rimedi [...] se non si adoperi prontamente la musica, come ne conviene la costante ed infallibile esperienza dei nostri paesi. Infatti essa è il principale antidoto per coloro che sono morsi dalla tarantola>>, G. Baglivi, De anatomie, morsu, & effectibus tarantulae, in Opera Omnia, op. cit., p. 457-458
(61) Ivi, p. 458

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