Storia della Scienza e della Tecnica. Dr Anna Toscano PhD

“IL MOVIMENTO AGENTE UNIVERSALE”. IL MOTO ARMONICO DEL COSMO E LA MACCHINA DEI FENOMENI VITALI: GIORGIO BAGLIVI ED IL “De Statice aeris”

Dr. Anna Toscano PhD

1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | 15

Poté così compiere pubblico esperimento nel Teatro Anatomico Romano “insieme al sagacissimo ed eruditissimo Quarteroni” (39), soffermando l’attenzione su alcune osservazioni intorno alla proporzione esistente tra il peso dell’acqua e il peso del mercurio utilizzati negli esperimenti sulla fuga del vuoto (40), che permettevano meglio di chiarire la natura del peso dell’aria e della sua forza elastica, in modo da poter dare ragione della causa e dell’uso della respirazione <<attraverso la sola meccanica dell’aria che entrava e dei fluidi che circolavano per i polmoni>> (41).
La causa che costringeva l’aria ad entrare nei polmoni era il suo stesso peso e la pressione impressa dalle parti superiori della medesima sulle inferiori.
Per la continua pressione esercitata dall’aria, succedeva, secondo Baglivi, che questa entrasse facilmente in quei luoghi nei quali trovava minore resistenza ed uno spazio più capace per infiltrasi ed espandersi.
Individuata un’ampia cavità nella trachea e nella sostanza dei polmoni, nonché un notevole calore, era necessario che l’aria, rispettando le leggi evidenziate dagli esperimenti dei quali riferiva nelle pagine (42) del De statice aeris, diventasse rarefatta “in modo mirabile”, acquistasse una notevole forza elastica, e dilatata in uno spazio maggiore, premesse ed estendesse le parti vicine, rimuovendo e spingendo quel che si trovava a contatto delle medesime (43).
Sembrava probabile, scriveva Baglivi, che il moto del torace potesse dipendere dai polmoni gonfi d’aria, e che il torace si dilatasse per cedere il luogo ai polmoni che si espandevano per l’aria.
Baglivi provava a riassumere in sequenza il meccanismo della respirazione, iniziando dal primo stadio, ovvero dall’ingresso dell’aria, al quale seguiva la dilatazione del torace. Quindi (terzo stadio) gli uomini, volenti o nolenti, erano costretti ad inspirare l’aria, che premuta dall’atmosfera soprastante, a causa della sua natura pesante, entrava nei polmoni, “luogo di minore resistenza”, senza che l’essere vivente potesse rendersene conto, come accadeva durante il sonno. Una volta immessa nei polmoni, a causa della proprio peso e della sua forza elastica, l’aria presente nei polmoni imprimeva un moto ed un impulso nuovo ai fluidi che ivi circolavano (44).

1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | 15


(39) In una nota a mano di Baglivi, appuntata a margine della lettera che Bruno Tozzi inviava allo stesso da Vallombrosa il 15 dicembre 1700 (cfr. lettera n. 47 in A. Toscano (ed.), G. Baglivi Carteggio (1679-1704) […],op. cit., p. 117-118, in particolare p. 118) è contenuto un esplicito riferimento a questo passo del De statice, al tempo ancora in fase di stesura: <<La saetta perché scende.
Due moli equali di aria di diversa gravità; la prima a moversi è quella che è più pesante, poiché il primo punto del corpo quando si mova è il centro della gravità, il quale si avicina a centro comune della gravità, ed essendo il centro di due fluidi di equale mola ma di diversa gravità nella parte che è più grave perni l’aria esterna essendo più grave dell’interna, si deve concludere che deve essere la prima ad entrare e cacciare quella di dentro.
bilancia scende addito pondere
citare Conigliani, e Quartarone de Pittis.>>
Su Domenico Quarteroni (…-1736) di Messina, professore di matematica alla Sapienza, membro dell’Accademia dell’Arcadia. Si veda G.M. Crescimbeni, Rime, Roma 1704; Idem, Le vite degli Arcadi Illustri, I, Roma 1708; F. M. Reanzzi, Storia dell’Università degli Studi di Roma, 4, Roma 1806. Cfr. G. Baglivi, De statice aeris …, in Opera Omnia, op. cit. p. 339
(40) << Aeris denique extremè rarefacti ad aerem, quem ordinario respiramus, magnam, ac penè incredibilem rationem esse, atque proportionem forè unius ad mille, evincitur per guttas vitreas mathematicas, de quarum admirando phænomeno plures docti Viri disseruerunt. Ipseque cum nuper nonnullas habuissem Venetiis Romam mihi transmissas à doctissimo, & celeberrimo Medico Constantinopolitano Israele Conigliano, de illis publicè experimentum feci cum eruditissimo, sagacissimoque Domino Quartaronio, & in publico Theatro Anatomico Romano.
Post explicatam summam vim aeris elasticam arte, & experimentis detectam, restaret dicendum aliquid de determinata ejundem gravitate, sed quoniam id fusè probatum est à Galileo, & reliquis Autoribus, qui de experimentis ad vacui fugam tractarunt, libenter abstineo. Addam solummodò ad majorem hujus rei claritatem nonnulla, quæ spectant ad proportionem, quæ est inter pondus aquæ, & pondus hydrargiri in usu experimentorum ad fugam vacui>>, Ivi, p. 339
(41) <<Gli stessi effetti prodotti dalla gravezza dell’aria nel mercurio e nel tubo dell’acqua sono prodotti in quantità maggiore in tutti i corpi sublunari, principalmente poi negli animali e nei vegetali. Come accade nella macchina pneumatica che il mercurio sospeso nel tubo, una volta rimossa l’aria, adagio adagio ridiscende, ed reintrodottavi di nuovo l’aria, esso ascende, io ritengo che ciò possa avvenire egualmente negli altri corpi che vagano nell’aria o che d’essa abbisognano. Le parti di questo Universo sono state connesse fra loro da Dio in modo tale che esse possano vicendevolmente comunicarsi i propri moti e che a tale comunicazione, dalla quale dipendono tutti i cambiamenti di ciascuna cosa, sono state date leggi stabili ed in alcun modo violabili. Ogni forza poi del corpo, sia che agisca sia che opponga resistenza, è posta in modo tale da perseverare nello stato in cui risiede, sia di moto che di quiete, per quanto può; né il moto è propriamente contrario al moto, ma la quiete avversa il moto, la celerità la tardità, la determinazione un’altra determinazione>> <<Quod effectus producit aeris gravitas in hydrargiro, & aquæ tubo conclusi, eosdem & multò majores in corporibus omnibus sublunaribus, præsertim verò animalibus, & vegetabilibus. Nam sicuti in machina pneumisso eodem ascendit; hoc idem etiam in aliis corporibus in aere vagantibus, vel eodem indigentibus contingere posse affirmaverim. Partes enim hujus Universi, cum ita sint à Deo inter se divinctæ, ut sibi mutuò communicare suos motus possint, certas huic communicationi, ex qua omnes singularum rerum mutationes pendent, præfixit leges, quæ nullo modo possunt violari. Vis autem omnis corporis sive agat, sive resistat, in eo posita est, ut quantum potest in eo flatu, in quo existit, perseveret, sive quiescat, sive moveatur; ac vis illa præcipuè ex mole, aut massa corporis, & celeritate motus æstimari debet; nec motus propriè est motui contrarius, sed quies motui adversatur, celeritas tarditati, determinatio, alteri determinationi.>> Ivi, p. 339
(42) <<His suppositis, & clare demonstrata aeris gravitate, & elastica vi, non erit difficile nunc causam, & usum respirationis per solam aeris ingredientis, fluidorumque per pulmones circulantium mechanicen explicare. Causa, quæ cogit aerem, ut ingrediatur, est ipsa sui gravitas, & pressio partium ejusdem superiorum facta in inferiores, cujus continuæ pressionis causa sit, ut ipse ingrediatur facillimè in ea loca, in quibus minorem invenit resistentiam, & locum capaciorem sese insinuandi, & expandendi. Capacissimam cavitatem repetit in trachæa, & pulmonum substantia, præter capacitatem, insignem quoque calorem, unde necesse est, ut per leges antecedentium experimentorum ipso mirum in modum rarescat, magnam vim elasticam acquirat, & in majus spatium dilatatus vicinas partes premat, extendat, & quod ad contactum ipsarum est, promoveat, & propellat>>, Ivi, p. 340
(43) <<Poiché quanto maggiore è la forza elastica che l’aria acquista, tanto minore è la sua resistenza, da come risulta negli esperimenti esposti nelle pagine precedenti, l’aria è costretta a cedere all’aria che entra di nuovo il luogo, ed è spinta da quella che è più pesante e meno elastica ad uscire fuori per la espirazione. Questo meccanismo deve fare concepire i polmoni come posti in equilibrio fra i doppi tipi di aria, interna ed esterna; e tale equilibrio fin che rimane nell’ordine della natura, non provoca nessun danno per l’animale […] Quando poi o per colpa dei polmoni che ricevano l’aria, o dei vasi che trasportano gli umori, o dei medesimi umori, o anche per affezione dell’aria esterna impregnata d’infiniti corpuscoli, succede che questi due tipi d’aria si equilibrino a vicenda in modo errato, e se la resistenza dell’una è superata da quella dell’altra, subito si verifica una lesione nella respirazione>> <<Porrò quoniam aer, quò majorem vim elasticam acquirit, eò minus resistit: ut per experimenta probatum est superius, sit inde, ut aeri de novo ingredienti cedat; & locum det, atque ab eo magis gravi, minusque elastico propulsus foras exeat per expirationem. Unde concipiendum pulmones positos esse veluti in æquilibrio duplicis aeris interni, & externi, quod quandiù juxta naturæ ordinem est; nihil inde noxæ Animali supervenit; quippè, dum qui intus est aer, pari vi per elaterem suum extrorsum nititur, qua externus gravitate sua nititur introrsum, nulla læsio in respirando succedit. Quando verò vel pulmonum aerem recipientum, vel vasorum humores vehentium, aut ipsorum humorum culpa, vel etiam externis aeris affectione infinitis imbuti corpusculis contingit, ut hæc duo aerea malè invicem æquilibrentur & alterius ab altero superentur resistentiæ, flatim oritur læsio in respiratione.>> Ivi, p. 340
(44) <<Quæ singulæ rationes, & experimenta abundè nos docent effectus, quos producit aer in pulmones ingressus sola vi elastica, gravitateque sua absolvere respirationemque alternis pressionis, expansionisque aeris vicibus promoveri. Et videtur probabile, motum thoracis ab inflatis aere pulmonibus pendere, thoracemque dilatari, ut lo um det pulmonibus aere se expandentibus; nam primò succedit aeris ingressus, deinde dilatatio thoracis. Et nos nolentes volentes respirare cogimur aerem, qui pressus ab atmosphæra incumbente, suaque natura gravis in pulmones minoris resistentiæ locum ingreditur, & animali non animadvertente, ut sit in somno, aer exit, & ingreditur, gravitateque sua & elastica vi, fluidis ibidem circulantibus novum motum imprimit, novumque impulsum>>, Ivi, p. 341

©Dr. Anna Toscano Ph.D.
Tutti i diritti riservati
Vietata la riproduzione anche parziale, con qualsiasi mezzo, non autorizzata


Valid XHTML 1.0 Transitional Valid CSS!