Storia della Scienza e della Tecnica. Dr Anna Toscano PhD

“IL MOVIMENTO AGENTE UNIVERSALE”. IL MOTO ARMONICO DEL COSMO E LA MACCHINA DEI FENOMENI VITALI: GIORGIO BAGLIVI ED IL “De Statice aeris”

Dr. Anna Toscano PhD

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<<Non ignaro di tanto Ippocrate il grande, per quanto atteneva ai morbi di difficile cura e che non cedevano all’azione dei rimedi debitamente prescritti, consigliava di riguardare al potere del cielo (30). E lo stesso pure avvisava di osservare se qualche influenza divina fosse nei morbi. Io certamente niente altro intendo per divino che una occulta e del tutto recondita connessione delle cose superiori colle inferiori, ed il potere dell’universo sulle cose sublunari>> (31).

Accertato dunque come l’aria fosse grave, di propria natura; come di conseguenza le sue parti superiori esercitassero la loro pressione su quelle inferiori, e come a loro volta queste gravassero su quelle che erano loro soggette, questo meccanismo di accrescimento proporzionale della pressione dei diversi livelli d’aria, doveva essere applicato, secondo Baglivi, per serie continua fino a raggiungere l’atmosfera e l’aria respirata.
Per cui si poteva correttamente giudicare che le parti d’aria respirate dagli organismi viventi risultavano essere quelle più compresse e più pesanti di quelle situate ad altezze superiori.
La forza elastica o la capacità innata dell’aria di espandersi in spazi maggiori dipendeva direttamente dal suo peso e dalla sua compressione. (32) Ma non era facile determinare quanta fosse la pesantezza e la dilatazione di cui l’aria era capace (33).

<<Che essa sia grande lo provò per primo con moltissimi esperimenti Galileo, poi Torricelli ed altri uomini dotti. Boyle scoprì che l’aria, con la sua sola forza elastica e senza l’azione del calore si dilatò in principio in uno spazio nove volte maggiore del primo; quindi di 31 volte; appresso di più di 60 ed infine di 152 volte, e tale espasione è doppia di quella registrata da Mersenne attraverso l’ausilio della forza del calore; anzi [scrive Baglivi] l’aria sarebbe in grado di una dilatazione maggiore se vi fosse uno spazio capace di contenere l’aria dilatata, come Boyle insegnò negli esperimenti fisico-meccanici intorno all’elasticità dell’aria. (34) […] Questa forza elastica dell’aria ha poi questo in comune cogli altri corpi elastici, è in grado di ottenere sempre una forza eguale alla pressione che sopporta dall’aria sovrastante; e se si desse una pressione maggiore si avrebbe pure una maggiore forza elastica, e l’elasticità dell’aria nello stato ordinario è da stimare uguale al peso di tutta l’aria sovrastante che essa sopporta.[…] >> (35)

Che l’aria estremamente rarefatta stesse in proporzione quasi di uno a mille con l’aria che normalmente veniva utilizzata per il processo della respirazione, era possibile rilevarlo, sosteneva Baglivi, dalle gocciole di vetro matematiche “del cui ammirabile fenomeno connesso molti uomini dotti avevano trattato” (36).
Lo stesso Baglivi, “non avendo nulla intorno a questi strumenti da esperimento” (37), ebbe modo di riceverne alcune in Roma da Venezia, inviategli “dal dottissimo e stimatissimo medico di Costantinopoli, Israel Conegliani” (38).

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(30) Ippocrate, De diebus iudicatoriis, n. 9
(31) <<Quorum non ignarus Hippocrates magnus in morbis difficilibus, quippe debitè præscriptis remediis non cedunt, ad potestatem Cœli respiciendum esse consulit; aitque lib. de deibus judic. num. I. Plerumque enim hominis natura Universi potestatem non superat, &c. Et quod sæpe animadvertit ipse, ut observamus an aliquid divinum in morbis insit. Prò divino certè nihil aluid intelligo, quam occultam, ac omnino reconditam superiorem cum inferioribus connexionem, & Universi in sublunaria potestatem.>>, G. Baglivi, De statice aeris …, in Opera Omnia, op.cit. p. 336
(32) << Constat ex antedictis, aerem natura sua esse gravem, oportet ergo, ut partes ejus superiores gravitent in inferiores, hæ in proximè subjectas, & ita continua serie usque ad atmosphæram, & aerem, quem inspiramus, & hac ratione elateri acris vim undequaque sese dilatandi, atque expandendi gravitati partium incumbentium æquipollentem communicent, partesque aeris, quam respiramus, superioribus compressæ magis sint, magisque gravitantes.
Vis elastica, sive potentia innata aeris ad majora spatia sese expandendi, immediatè pendet ab ejus gravitate, & compressione>>, Ivi, p. 337
(33) << Quanta sit gravitas, & dilatio, quarum capax est aer, non est facile determinare>>, Ivi p. 337
(34) Ivi, p 337
(35) <<Magnam esse plurimis experimentis probavit primò Galileus, deinde Torricellius, & reliqui docti Viri. Boylœus expertus est aerem absque calore sola visua elastica se dilatasse in locum pristino majorem, vicibus primò novera; deinde vicibus 31. mox plus quàm 60. ulterius vicibus 152. quædupla est expansionis Mersennianæ vi caloris promotæ, imò majoris dilatationis capacem fore, si spatium adesset, quo dilatatus aer recipiatur, ut ducuit in experimentis phi. mechan. aeris elatere. […] Hæc autem vis aeris elastica id habet cum aliis corporibus elasticis commune, ut vim semper obtineat æqualem pressioni, quam sustinet ab aere incumbente; si major detur pressio, major quoque vis elastica succedet, aerisque in statu ordinario elater censendus est æqualis ponderi totius aeris incumbentis, quem sustinet.>> Ivi, p. 338
(36) Ivi p. 338
(37) Ivi, p. 338
(38) Si veda al riguardo la lettera di Israel Conegliano inviata a Baglivi da Venezia l’8 gennaio 1700 e contenuta in A. Toscano (ed.), G. Baglivi Carteggio (1679-1704) […],op. cit., Lettera n. 30 pp. 88-89. Nell’epistola così si legge:
<< Ecc.mo Sig.r S.r e P.ron Col.mo Son giunto sano a casa. In mano dell’Ill.mo e Reverendissimo M.sg.r Rota mando le tre goccie, dalla parte grossa non vi è martello che le rompa, e subito rota la coda vano in minuta polvere. Questo gran fenomeno può dar pascolo alla sua spaziosissima mente da contemplare.Attendo la ordinatione delle Droghe che già dovrebbe essere venuta per farne la provvisione e con queste quatro parole per hora abbraccio il mio adorabile Sig.r Baglivi anco di parte del Sig.r Dottor Braschi e le Bacio le Mani. Humili.mo e Dev.mo servidore Israel Conigliano>>.
Nelle "Miscellanee dell'Accademia de' Curiosi di Germania", anno I, deca I, carte 428, il medico aretino Francesco Redi aveva pubblicato alcune sue Osservazioni intorno a quelle gocciole, o fili di vetro, che rotte in qualsiasi parte tutte quante si stritolano, apparse poi nell'edizione delle sue Opere, pubblicate a Napoli tra il 1740 ed il 1741 (p. 151-156). In questo suo trattato Redi dava notizie delle esperienze da lui condotte intorno alla fabbricazione di alcune "gocciole" di vetro, che comunque realizzate, (ossia o fabbricate nell'acqua, o nel vin bianco, o nell'olio, come pure nell'aceto, nell'agresto, nell'acqua salata, in quella torbida di rena, o in quella "giulebbata" con molto zucchero, o in quella stemperata con salnitro, o allume, o vitriolo) presentavano la caratteristica di rompersi, quasi a dissolversi in polvere, se si frantumava la "punta della codetta", con la quale terminavano da un lato, pur se detta codetta risultava tutt'altro che sottile. Cfr. W. Bernardi-L. Guerrini (ed.), Francesco Redi. Un protagonista della scienza moderna. Documanti, esperimenti, immagini, Firenze, L. S. Olschki, 1999

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