Storia della Scienza e della Tecnica. Dr Anna Toscano PhD

“IL MOVIMENTO AGENTE UNIVERSALE”. IL MOTO ARMONICO DEL COSMO E LA MACCHINA DEI FENOMENI VITALI: GIORGIO BAGLIVI ED IL “De Statice aeris”

Dr. Anna Toscano PhD

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Come aveva ben dimostrato Galileo Galilei, l’aria non era dunque naturalmente leggera, come sostenevano gli antichi, poiché nessun corpo era in natura leggero, ma solamente in relazione con altri corpi. E poiché tutti i corpi possedevano un peso, per effetto di tale pesantezza e dell’impulso presente fra loro, alcuni erano costretti ad ascendere, come accadeva nella bilancia (24).

<<Per primo fra tutti Galileo scoprì che l’aria possiede un peso; avendo veduto che l’acqua per mezzo dello stantuffo non si elevava nei tubi a più di 34 piedi circa, dimostrò con vari esperimenti che ciò dipendeva dalla pesantezza dell’aria, e non dall’immaginaria e ridicola fuga del vuoto. Torricelli, avendo seguito le orme del maestro, illustrò meglio questo fenomeno e lo perfezionò con gli esperimenti compiuti sul mercurio chiuso in un tubo di vetro, e notati nel Diario Accademico di Firenze (25). Quindi altri uomini dotti e celebri dell’Accademia Romana, di quella di Londra e di Parigi e di altre ripeterono questo esperimento in modo più chiaro, ma più di tutti, con maggior cura e precisione, Boyle, il quale non solo spiegò la gravezza dell’aria, ma anche l’elasticità, e dimostrò non solo che l’aria ma anche la fiamma.
Pertanto due sono gli attributi principali dell’aria: la gravezza e la forza elastica. La gravezza dipende dalla sua natura e dalla pressione di quella che la sovrasta, la forza elastica dalla pressione soltanto>> (26).

Dopo aver illustrato alcuni degli <<innumerevoli esperimenti che provano la pesantezza dell’aria>> e che Baglivi ebbe modo di ripetere in diversi punti della città di Roma, servendosi del barometro, per saggiare la differente <<qualità dell’aria>> nelle zone pianeggianti o collinari dell’urbe (27) (dalla vetta del Colle Vaticano chiamato Monte Mario, alla sommità della torre Capitolina, al Foro Romano presso le colonne dell’antico Portico del Tempio della Concordia) l’autore precisava come

<<Oltre il peso innato l’aria riceva pure un peso aggiuntivo dalla Luna che la sovrasta, e, se si può azzardare, anche dalle stelle. Dalla Luna nessuno ne dubita, poiché essendo un corpo grave ed opaco ed avendo un centro di gravità comune col centro di gravità della Terra, preme immediatamente l’aere e l’etere sottoposto, e con tale continua pressione produce effetti vari e del tutto ammirabili nelle cose sublunari; più di ogni altro il bollore marino, ovvero quel certo e stabile flusso e riflusso del mare, che con tanta esattezza segue i moti della Luna, in modo tale che si debba credere che il moto della Luna e del mare sia governato l’uno dall’altro o da un comune principio, cosa che non sarà difficile spiegare in questo secolo, nel quale il grande Galileo adottò i principi della meccanica per sciogliere le difficoltà filosofiche, provando che le cose mondane e i loro moti si adattano ai principi ed alle leggi della statica. Non mi soffermo qui su quello che lo stesso Galileo dedusse intorno alla uniformità del moto della Luna e del mare dalla teoria del moto diurno e annuo del globo terracqueo, non consono con la verità della religione cattolica>> (28)

Baglivi sosteneva che non si sarebbero discosti molto dal vero coloro che avrebbero asserito come il corpo della Luna, premendo sull’etere sottostante, avrebbe potuto aumentare in tal modo la pesantezza dell’aria e produrre diversi effetti nelle cose sublunari; così come similmente ogni stella era in grado di esercitare la sua influenza su ogni cosa che si trovasse al di sotto della sua sfera di azione.
Se era vero allora quello che si diceva circa l'influsso delle stelle, Baglivi era propenso nel credere che tale influenza non potesse agire se non attraverso l’esercizio della sola pressione e coll’irradiazione.
La pressione e l’irradiazione erano le sole forze in grado di creare di fatto innumerevoli effetti sulla atmosfera terrestre, <<ossia le varie costituzioni degli anni, dei tempi o dei morbi, come pure le diverse impressioni nelle meteore e moltissimi mutazioni nei vegetali>> (29).

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(24) << Verum quod præcipuè spectat ad aeris naturam, & pondus. Aer non est positivè levis, ut Veteres putarunt; nullum enim corpus est positivè leve, sed habito respectu ad alia corpora. Omnia enim corpora gravitant, & ob gravitatione hanc, & impulsum inter ipsa, alia coguntur ascendere, alia descendere, ut in bilance contigit>>, Ivi, p. 333
(25) Sulla questione del vuoto e l’esperienza torricelliana si veda: P. Galluzzi, Vecchie e nuove prospettive torricelliane, in La scuola galileiana. Prospettive di ricerca, Firenze, La Nuova Italia, 1979; M. Torrini, Tommaso Cornelio e la ricostruzione della scienza, Napoli, Guida, 1977; G. Nonnoi, Galileo e la questione del vuoto tra storia e storiografia, in <<Annali della Facoltà di Magistero dell’Università degli Studi di Cagliari>>, n. 28, 1987, pp. 53-102; Idem, Horror vacui: Galileo e il mutamento di paradigma, in P. Casini (ed), Alle origini della rivoluzione scientifica, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 1991.
Sempre sull’horror vacui e l’esperimento di Torricelli si veda anche la recente applicazione multimediale realizzata dall’Istituto e Museo di Storia della Scienza per la “rete” e consultabile all’indirizzo www.imss.fi.it/vuoto/indice.html.
Sull’Accademia del Cimento si veda P. Galluzzi, L’Accademia del Cimento: gusti del principe, filosofia e ideologia dell’esperimento, in “Quaderni Storici”, XVI, 48, 3, 1981, pp. 788-844; il recente volume di P. Galluzzi  (ed.), Scienziati a corte. L’arte della sperimentazione nell’Accademia del Cimento (1657-1667), Livorno, Sillabe, 2001, catalogo dell’esposizione tenutasi a Firenze dal 18 marzo al 18 giugno 2001, quale sezione della mostra “in rete” Mille anni di Scienza in Italia, promossa in occasione della XI Settimana della Cultura Scientifica.
(26) <<Aerem gravitare primus omnium detexit Galileus, qui cum vidisset aquam in hydraulicis functione altiùs non attolli pedibus 34. circiter, pendere id à gravitate aeris, non à ficta & ridicula vacui fuga variis experimentis comprobavit. Ejusque vestigia secutus Torricellius rem magis illustravit, perfecitque experimentis circa hydrargirum in vitreo tubo clausum factis notisque in Diario Acad. Florent. Deinceps alii docti Viri, & celebres Acad. Romanæ, Londinensis, Parisiensis, ac reliquarum hoc idem clarius demonstrarunt, sed omnium melius, accuratinsque Boylœus qui non solum gravitatem in aere, sed elaterem, nec aerem tantum, sed flammam etiam gravitare explicavit. Duæ igitur præcipuæ aeris affectiones sunt, gravitas, & vis elastica. Gravitas à natura sua, & pressione super incumbentis, vis elastica à pressione dumtax dependet>> G. Baglivi, De statice aeris …, in Opera Omnia, op.cit. p.333-334
(27) Ivi, p. 335
(28) <<Præter innatur gravitatem habet quoque aer superadditam à super incumbente Luna, & si conjectari licet; etiam Syderibus. De Luna nemo dubitat, nam cum sit corpus grave, & opacum, habeatque centrum gravitatis commune cum centro gravitatis telluris, præmit immediatè subjectum aer, atque æthera; & hac continua pressione varios, ac prorsus admirabiles effectus in sublunaribus producit: præ cæteris verò æstum marinum, sivè certam, ratamque fluxuum, ac refluxuum marinorum periodum, qui ita accomodatè Lunæ motus sequuntur, ut credendum sit Lunæ, marisque motum, vel ab altero alterum, vel à communi quopiam principio gubernari, quod explicatu non erit difficile hoc seculo, quo primus magno Galileus principia mechanica difficultatibus philosophicis solvendis adhibuit, & mundana corpora, eorumque motus ad Statices principia, legesque dirigi, & absolvi probavit. Tacco hic quæ idem Galileus circa uniformitatem motus Statices principia, legesque dirigi, & Galileus circa uniformitatem motus absolvi probavit. Tacco hic quæ idem Luna, & maris & theoria motus diuturni; atque annui globi terraquei deduxit, cum hæc veritati catholicæ religionis non consonent.>> Ivi p. 335-336
(29) << Atque si vera sunt, quæ syderum influxu dicuntur sola præssione, atque irradiatione influxere putarem, quibus quidem innumeros effectus in atmosphæra nostra pariunt, varias nempè annorum, temporum, & morborum conflitutiones, varias quoque in metheoris impressiones, & quamplurimas in viventibus, ac vegetabilibus mutationes>>, Ivi, p. 336

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