Storia della Scienza e della Tecnica. Dr Anna Toscano PhD

“IL MOVIMENTO AGENTE UNIVERSALE”. IL MOTO ARMONICO DEL COSMO E LA MACCHINA DEI FENOMENI VITALI: GIORGIO BAGLIVI ED IL “De Statice aeris”

Dr. Anna Toscano PhD

Fibre

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III Il moto, il vuoto ed i fenomeni vitali: l’eredità galileiana nel “De statice aeris”

Prendendo per un verso le distanze da una simile interpretazione dell’azione particolare compiuta dall’immissione dell’aria sulle funzioni vitali del corpo animato, Baglivi considerava il movimento impresso dalla respirazione come uno strumento “fisico-meccanico” in grado di promuovere e favorire la circolazione del sangue e dei fluidi nel corpo, permettendo all’intera struttura corporea di mantenersi in una perpetua vibratione, capace di assicurare il compimento delle funzioni vitali e garantendo il mantenimento in vita del corpo.
La particolare compagine di fibre che costituivano la struttura corporea sembrava favorire la trasmissione di tale moto in ogni sua propaggine, mentre le particolari fibre carnee dei muscoli, sollecitate dagli effetti meccanici della respirazione, obbedivano così più facilmente agli impulsi motori propagati dal cuore e le fibre membranacee rispondendo più velocemente alle pulsazioni con le quali la dura madre imponeva il moto ai nervi.
Nel descrivere l’azione della respirazione all’interno dei movimenti vitali del corpo animato, Baglivi iniziava la sua trattazione con la descrizione della natura dell’aria, considerata un grave, il cui peso incideva in modo preponderante sulla struttura corporea:

<< Se si esamina rettamente la mole, la gravezza, la pressione dell’aria, risulterà che la causa universale, unica e sola, che costringe gli esseri viventi ed i vegetali ad aspirarla e ad introdurla attraverso i canali che sono atti a tanto, è l’aria stessa. Giacché l’aria è grave, e poiché ogni strato inferiore è premuto da quello superiore, essendo tutto ciò che è premuto costretto ad entrare ove trova minor resistenza, tenterò di dimostrare in seguito che quanto testé affermato accade nelle trachee delle piante e degli animali>> (21).

  Se tanto rispondeva a verità, scriveva Baglivi, allora era possibile supporre che il torace e gli strumenti della respirazione (muscoli intercostali, diaframma, polmoni etc.) si muovevano perché l’aria compressa, procurandosi un ingresso nei polmoni, faceva si che questi le “cedessero il luogo” e si muovessero dello stesso moto dell’aria che vi entrava.
E perciò non poteva rispondere a vero quanto alcuni studiosi avevano creduto fino ad allora, che cioè fosse il torace a muoversi per primo e che esso costringesse l’aria vicina a penetrare nei polmoni.
Né era per Baglivi corretto affermare che il moto del torace, considerato un moto alquanto volontario, non dipendesse dall’impulso dell’aria che vi s’introduceva, ma derivasse dall’arbitrio dell’uomo che respirava; poiché ciò era contrario all’esperienza: infatti, dimostrava Baglivi, l’uomo bloccando la respirazione poteva impedire all’aria di entrare nei polmoni, ma solo per breve tempo, giacché l’aria stessa compressa lo avrebbe costretto, volente o nolente, a respirare (22):

<<E sembra cosa certa che, se non vi fosse l’aria, non sarebbero neppure necessari gli strumenti della respirazione, come accade precisamente nell’utero all’infante, il quale, mentre nuota nelle sue acque e vive la vita dei pesci, e non soffre alcuna pressione dell’aria dall’esterno, si ha modo di osservare che i suoi polmoni e i suoi strumenti della respirazione sono oziosi. Se si estraggono i polmoni di un feto morto nell’utero della madre, e si pongono nell’acqua, vanno a fondo; quelli poi del morto fuori dell’utero, posti sempre nell’acqua, rimangono a galla>>. (23)

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(21) <<Si rectè perpendatur aeris moles, gravitas, ac circumpulsio, constabit causam universalem, quæ Viventia, ac vegetabilia ad illum fugendum, hauriendumque per proprias fistulas cogit, solum atque unicum aere esse. Etenim cum aer gravis sit, & inferior præmatur à superiori, qui præssus est, eò cogitur ingredi, ubi minorem invenit resistentiam, quam quidem in
trachæis plantarum, & animalium esse mox probavimus.>> G. Baglivi, De statice aeris […], op. cit. p. 333
(22) << Quæ si vera sunt, credere possumus moveri thoracem, & respirationis instrumenta, quia compressum aer, & ingressum in pulmones sibi procurant facit, ut hi locum cedant, & ad motum aeris ingredientis pariter moveantur; non verò, uti putant nonnulli, moveri primò thoracem, & vicinum aerem pellere, ut pulmones ingrediantur. Neque quis dicat motum thoracis utpotè motum aliquantum voluntarium, non pendere ab impulsu aeris introeuntis, sed ab arbitrio hominis respirantis, qui se respirare nolit, thorax non movebitur, & aer non ingradietur. Siquidem hæc experimentiæ repugnat; nam non respirando poterit vim facere gravitanti aeri ne ingrediatur, sed per breve tempus, quippe compressus aer coget eum, velit, nolit, ut respiret>>, Ivi, p. 333
(23) <<Qua ratione certum quodammodo videtur, si aer non adesset, neque respirationis instrumenta necessaria futura, ut ferè contigit infanti in utero, qui cum natet in aquis uteri, & vitam vivat piscium, nullamque ab externo aere pressionem pariatur, pulmo, & respirationis instrumenta paulum otiosa in eo observantur. Pulmones fætus mortui in utero Matris, si extrahitur, & in aquam ponantur, petunt fundum; mortui verò extra uterum, & aquæ injecti in ea. >> Ivi, p. 333

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