Storia della Scienza e della Tecnica. Dr Anna Toscano PhD

“IL MOVIMENTO AGENTE UNIVERSALE”. IL MOTO ARMONICO DEL COSMO E LA MACCHINA DEI FENOMENI VITALI: GIORGIO BAGLIVI ED IL “De Statice aeris”

Dr. Anna Toscano PhD

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Quest’opera insieme al De motionibus naturalibus a gravitate pendentibus, costituiva la premessa al lavoro che Borelli era andato elaborando sul moto degli animali.
Nel De vi percussionis, cercando di dare spiegazione non solo all’azione dei gravi e del magnete, allo scoppio provocato dall’accensione della polvere pirica ed al “tremoto” dei ponderosi corpi, quali monti ed edifici, nonché allo spostamento in circolo intorno al Sole dei pianeti, Borelli aveva tentato di dare una prima ragione dei moti che avvenivano nei corpi animati. Secondo lo studioso, nell’organismo animale i rigonfiamenti riscontrabili nei muscoli e la conseguente possibilità della locomozione, l’attività cardiaca ed il tremolio delle parti aeree, che parevano garantire la conservazione della vita e dare spiegazione della generazione e della morte degli esseri viventi, sembravano ricondursi all’unica ed invariabile necessità meccanica che agiva nell’Universo.
Scriveva infatti Borelli come gli animali fossero “puri corpi”, e come tali non potessero compiere le proprie operazioni se non attraverso il moto. Nella complessa organizzazione dei corpi animati, l’azione della percossa o urto produceva gli stessi effetti straordinari che si erano potuti riscontrare, ad esempio, nello studio sul tremore dei corpi terrestri, o nei movimenti di quelli celesti.
Senza la consapevolezza del grandissimo potere dell’urto non era possibile, per Borelli, rendersi conto quale fosse l’azione vitale dei muscoli, ossia quale fosse il fenomeno attraverso il quale i muscoli si contraevano e si dilatavano, permettendo così, insieme alla locomozione, tutti i movimenti presenti nei corpi animati.
Basandosi non sull’osservazione diretta dei corpi viventi, ma su di un’analisi teorica, Borelli era andato anche indagando, nel trattato, su quale fosse l’azione esercitata dall’aria, immessa nei polmoni, nonché sui meccanismi che agivano nei corpi animati.
Partendo dal presupposto che nessun animale, compresi quelli che vivevano nell’acqua, era in grado di sopravvivere quando fosse stato impedito loro di disporre dell’aria (17), Borelli riteneva che l’aria, con la sua natura corpuscolare, mescolandosi con i liquidi acquosi dei polmoni veniva da questi trasportata nelle cavità per mischiarsi col sangue.
Una volta immessa nel sangue, l’aria, in virtù di una ratio meccanica insita in tutti i processi della natura, produceva un moto tremulo.
Le piccolissime particelle d’aria infatti altro non erano per Borelli che macchine elastiche spiraliformi, le quali, se compresse, rimbalzavano.
Da tale moto oscillatorio delle particelle aeree, perpetuamente rinnovato, quelle del sangue erano a loro volta continuamente percosse ed agitate. (18)
Per Borelli, questo fenomeno di commistione dell’aria col sangue, assumeva un valore tutt’altro che secondario, poiché in esso era possibile intravedere la possibilità di fornire una spiegazione delle leggi meccaniche che presiedevano alla produzione e alla conservazione della vita.
Poiché la vita dell’animale consisteva in un moto perenne ed ininterrotto, nel quale erano coinvolte in una agitazione costante, tutte le parti che lo componevano – quelle solide, quelle fluide e quelle ‘spirituose’ – e la cui causa motiva era indicata da Borelli nello spiritus, “mobilissimo e furibondo” (19), le operazioni vitali erano regolate da una scansione ordinata, da lui definita macchina regolatrice, che, come mostrava la natura, seguiva le leggi del pendolo regolatore dell’orologio, l’unico in grado, con la propria forza d’oscillazione, d’imprimere al sangue ed agli spiriti un movimento costate.
Ciò spiegava, secondo Borelli, la necessità dell’aria per la vita animale: insinuandosi nelle porosità delle vene e mescolandosi col sangue, le particelle aeree compivano il loro moto oscillatorio trasmettendolo alle particelle contigue del sangue.
Da questo moto primario tutte le parti del corpo animale venivano mosse con un movimento ordinato, nello stesso modo in cui le oscillazioni del pendolo azionavano le ruote dell’orologio, imponendo loro una scansione regolare.
Il sangue portava così in tutte le parti del corpo animale <<la causa e lo stimolo del moto, cioè l’origine della vita>> (20).

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(17) G. A. Borelli, De motu animalium, op. cit. , pp. 96-97
(18) G. A. Borelli, De vi percussionis, op. cit. , pp. 221 e sgg.
(19) G. A Borelli, De motu animalium, op. cit. , pp. 141-144
(20) Ivi, pp. 144

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