Storia della Scienza e della Tecnica. Dr Anna Toscano PhD

“IL MOVIMENTO AGENTE UNIVERSALE”. IL MOTO ARMONICO DEL COSMO E LA MACCHINA DEI FENOMENI VITALI: GIORGIO BAGLIVI ED IL “De Statice aeris”

Dr. Anna Toscano PhD

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Questa operadel luglio del 1700 costituì lo sfondo fisico-teorico sul quale Baglivi avrebbe edificato il De fibra motrice et morbosa e lo Specimen e la cui tematica sarebbe stata ripresa in suoi due lavori successivi, dove più evidente sarebbe stata resa l’analogia esistente tra le leggi del moto, che apparivano governare la compagine geologica, e quelle che presiedevano la struttura biologica, sottolineandone la similitudine di fronte anche ai mutamenti di queste in presenza di sommovimenti tellurici, paragonati alle malattie insorgenti negli esseri viventi, considerate come alterazioni della massa corporea.
Del resto già nell’Historia, Anatome, Morsu, et Effectibus Tarantulae del 1695 Baglivi aveva adombrato il complesso sistema di azioni e relazioni tra il mondo fisico, soggetto alle leggi del moto, e quello degli esseri viventi, sottoposti anch’essi alle medesime regole individuate da Galileo e dai suoi seguaci.
L’impulso osservativo derivato dalle esperienze barometriche avviate da Torricelli, rendendo palesemente evidente l’azione esercitata dalla pesantezza dell’aria nel moto dei fluidi (il sollevamento dell’acqua operato dalle pompe, l’ascesa dell’acqua nei sifoni, la difficoltà di staccare superfici perfettamente levigate), aveva tracciato la via da percorrere per ancorare l’indagine sperimentale intorno alla natura del vivente alle leggi galileiane dell’idrostatica.
Nel De statice aeris infatti la respirazione era individuata da Baglivi come il mezzo “fisico-meccanico” mediante il quale veniva attuata e favorita la circolazione del sangue e dei fluidi nel corpo grazie al movimento che l’aria era capace di imprimere nei polmoni, movimento che consentiva all’intera struttura corporea, formata da una particolare costruzione fibrillare, di rimanere in quella permanente vivida vibratione in grado di garantire il compimento delle funzioni vitali, assicurando il mantenimento della vita. Le fibre carnee dei muscoli obbedivano così più facilmente agli impulsi motori propagati dal cuore e le fibre membranacee rispondevano più velocemente alle pulsazioni con le quali la dura madre imponeva il moto ai nervi.
L’individuazione, nelle diverse parti minime del corpo, di un moto interno, la possibilità di trasmissione fra gli organi di ogni singolo movimento grazie alla particolare struttura fibrillare nella quale risultava costituito il corpo stesso, tutto sembrava far convergere nel movimento delle parti solide e fluide il principio del mantenimento della vita.
Il riconoscimento di due tipi di fibre che componevano, insieme agli umori, tutti gli esseri viventi; la ricostruzione della genesi delle fibre carnee e di quelle membranacee, attraverso l’esame al microscopio di tessuti embrionali, animali e umani; l’accertamento delle differenti funzioni ad esse legate e l’indicazione del moto, nella sua natura riflexiva e systaltica, per le membrane, e nella sua veste di vis insita o tormentum per le fibre motrici; nonché l’attribuzione delle patologie a vizi nella struttura fibrillare, implicavano un impianto teorico e osservativo che superava i limiti concettuali entro i quali si è stati soliti collocarlo fino ad oggi.
L’origine intramuscolare di una forza viva, di carattere meccanico che agiva come irritabilità all’interno del sistema muscolare, e nel cervello, attraverso le membrane, come moto oscillatorio che si trasmetteva ai nervi, grazie alla continuità e all’omogeneità delle strutture fibrillari e alle contrazioni ritmiche della dura madre, assicurando la regolarità della circolazione del succo nerveo, dalla periferia al centro e viceversa, costituì il punto nodale del sistema bagliviano della fibra motrice e nervosa sul quale si è rivolta finora una parziale attenzione, ma che fu, come ho avuto modo di delineare nel mio volume pubblicato nel 2004 dal titolo Mirabilis Machina. Il “perpetuum mobile” attraverso il ‘De statice aeris’ e il ‘De fibra motrice et morbosa’ di Giorgio Baglivi (10), il perno sul quale fu fatta leva per ancorare l’intero funzionamento della macchina vivente alle sole forze meccaniche della natura.

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(10) A. Toscano, Mirabilis Machina. Il “perpetuum mobile” attraverso il ‘De statice aeris’ e il ‘De fibra motrice et morbosa’ di Giorgio Baglivi, Cosenza, Edizioni Brenner, 2004

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