Storia della Scienza e della Tecnica. Dr Anna Toscano PhD

“IL MOVIMENTO AGENTE UNIVERSALE”. IL MOTO ARMONICO DEL COSMO E LA MACCHINA DEI FENOMENI VITALI: GIORGIO BAGLIVI ED IL “De Statice aeris”

Dr. Anna Toscano PhD

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La retrodatazione del De fibra motrice et morbosa metteva in crisi l’interpretazione che la storiografia più accreditata aveva dato dell’intera produzione bagliviana, ed in particolare del suo sistema fisiologico, per il quale si era andato ripetendo, fino ai contributi critici più recenti, la sua formulazione essere avvenuta solo all’indomani della pubblicazione della sua Praxi e solo dopo il presunto allontanamento dalla sua formazione di medico pratico.
Non solo il carteggio svedese permetteva di stabilire come Baglivi lavorasse alla formulazione del suo impianto fisiologico già a partire dal 1690, quando il De fibra motrice et morbosa era ancora un parto della mente che circolava nella corrispondenza di mezza Europa come appunti di studio, quanto soprattutto come le idee esposte prima nel De fibra e poi nello Specimen e che costituivano i punti cardine intorno ai quali Baglivi andò costruendo il suo impianto fisiologico, avevano nel De Praxi Medica la loro formalizzazione applicativa in ambito clinico, ed il loro completamento teorico nei Canones de medicina solidorum, passando attraverso le elaborazioni speculative contenute nella dissertazione De historia, anatome, morsu, & effectibus tarantulae(5); nel De progressione romani terremotus (6); nel De sistemate & usu motus solidorum in corpore animato (7); nel De vegetatione lapidum et analogismo circulationis maris ad circulationem sanguinis (8); per culminare nel De statice aeris, & liquidorum per observationes barometricas & hydrostaticas ad usum respirationis esplicata (9).
Sebbene la formulazione elaborata da Baglivi di una teoria sul ruolo fisiologico della dura madre sarebbe stata presto superata, è innegabile l’importanza che le sue idee e le sue osservazioni ebbero nel campo della fisiologia muscolare e nervosa tra il XVII ed il XVIII secolo, soprattutto se si pensa alla distinzione riconosciuta da Baglivi tra le fibre “membranacee” e le fibre “motrici”, che vide dotate di quella “inclinazione al moto” attraverso la quale i corpi animati erano mantenuti in vita.
L’individuazione da parte di Baglivi di un principio fisico, come il motus fibrarum, che operava nelle strutture viventi come punto di origine e principio di conservazione della vita e del quale dimostrò l’esistenza, stabilendone, per via di esperimenti, le basi anatomiche, scioglieva, portandola a soluzione ben prima della lezione animista, l’antinomia legata all’immagine del vivente.
Già agli inizi degli anni ’90 del ‘600, quando ancora la struttura del vivente si sottraeva all’inevitabile principio intrinseco che garantiva il funzionamento delle singole parti che costituivano la macchina della natura, Baglivi fu uno dei primi propugnatori dell’idea che la vita avesse sede nelle singole parti del corpo, riconoscendo nella fibra motrice l’elemento vitale primario.
Un’attenta osservazione del feto nei primi giorni di gestazione forniva l’evidente dimostrazione delle sue affermazioni. I movimenti delle parti minime del corpo, riscontrabili già nell’embrione e che avevano nel cuore e nelle membrane cerebrali gli organi propulsori, sembravano dare ragione del fenomeno vitale.
Per quanto arbitraria, sommaria, imprecisa la teorizzazione che Baglivi diede nel De fibra motrice et morbosa aprì la strada ad uno studio della struttura del vivente che fosse svincolato da qualsiasi implicazione finalistica, rendendo così possibile, come era accaduto per i fenomeni fisiologici, l’interpretazione in toto del fenomeno vitale attraverso i soli principi meccanici.
Se fino a quel momento l’estensione del galileismo e del corpuscolarismo alle discipline medico-biologiche aveva permesso di dare ragione in modo evidente di tutti quei fenomeni metabolici e fisiologici che si prestavano a considerazioni quantitative e a dimostrazioni geometrico-deduttive (come quelle legate al movimento dei muscoli e alla circolazione del sangue), le funzioni vitali, la generazione stessa e tutti quei processi fisiologici ai quali sembravano non adattarsi modelli meccanici, potevano trovare una risposta adeguata nell’applicazione, alla struttura vivente, degli studi sulla trasmissione del moto e sul vuoto compiuti in ambito fisico, dopo le dimostrazioni di Evangelista Torricelli e Robert Boyle, come Baglivi andava giustificando, esperimenti di fisica alla mano, nel De statice aeris, et liquidorum per observationem barometricas, et hydrostaticas, ad usum respirationis explicata.

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(5) In G. Baglivi, De praxi medica ad priscam rationem observandi, libri duo. Accedunt dissertationes novae, I. De historia, anatome, morsu, & effectibus tarantulae; Ubi obiter de ovis ostrearum detectis, & examinatis. Et de natura, lapidis serpentini, vulgò cobra de capelo, specifici in extrahendis venenis. II. De usu, & abusu vesicantium. III. Esperimenta varia anatomico-infusoria. IV. De circulatione sanguinis in rana. V. Historia morbi, et sectionis cadaveris Marcelli Malpighi archiatr. Pontif. VI. Appendix de apoplexiis, feré epidemicis, proximé elapso biennio in Urbe, & per Italiam observatis &c., Lugduni, sumptibus Anisson, & Joann. Posuel, 1699
(6) In G. Baglivi, Opera Omnia medico-practica et anatomica, Ediptione Anisson et J. Posuel,, 1704
(7) Ivi
(8) Ivi
(9) In G. Baglivi, Specimen quatuor librorum de fibra motrice et morbosa …, Roma, 1702

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