Storia della Scienza e della Tecnica. Dr Anna Toscano PhD

Filosofia e Scienza in Calabria nel ‘600. Dal rinascimento angioino all’oblio iberico

Dr. Anna Toscano PhD

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A sostenere queste attività commerciali contribuirono le colonie di ebrei ritornate in Calabria con l’avvento degli Aragonesi, e presenti nel territorio dall’età sveva.
Alla fine del ‘500 la loro presenza, stimata in circa 600 unità, nelle città demaniali costituiva un impulso importante per l’economia calabrese, tanto che, con l’arrivo degli Spagnoli, su sollecitazione dei mercanti genovesi, furono dapprima perseguitati, quindi espulsi dalla regione e le loro ricchezze incamerate dalla corona di Spagna.
Con l’arrivo degli Spagnoli il periodo di espansione economica e di apertura dell’intera Calabria alla cultura dei maggiori centri italiani ed europei si spense poco a poco, complice da un lato la politica economica spagnola, che ridistribuì il territorio calabrese in feudi in mano a baronie di nuova foggia, interessate unicamente ad accentrare ed accrescere il potere appena conquistato, richiamando nella capitale del Regno, Napoli, per tenerli sotto controllo, i feudatari che avevano gestito il potere politico ed economico durante l’età aragonese; e dall’altro l’ingresso dell’età della Controriforma e l’introduzione del tribunale dell’Inquisizione.
Da un lato la politica economica spagnola favorì la provincializzazione ed il graduale dissolvimento dei centri commerciali attivi in Calabria durante il regno d’Aragona, incentrando nella sola Napoli il potere culturale e commerciale.
Basti pensare, per esempio, che a quel tempo la distanza tra Napoli e Cosenza era colmabile in 10 giorni di viaggio, mentre, sempre da Napoli, Reggio era raggiungibile via mare in “soli” 7 giorni di navigazione. Ebbene per volontà esplicita non fu compiuta alcuna opera che agevolasse le comunicazioni tra la capitale del regno e i suoi feudi in Calabria. Anzi. E questo in un’età nella quale in Toscana, e si fa riferimento ad una realtà che per ragioni di studio si conosce maggiormente, la politica economica granducale medicea sollecitava alle sue maestranze di ingegneri, di architetti, e ai suoi, oggi li chiameremmo “scienziati”, soluzioni “ardite” per la regimentazione delle acque, la bonifica di interi territori, la costruzione di nuovi porti, intorno ai quali edificare città (Livorno), il tracciato di nuove e più facili strade di comunicazione.

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