Storia della Scienza e della Tecnica. Dr Anna Toscano PhD

Filosofia e Scienza in Calabria nel ‘600. Dal rinascimento angioino all’oblio iberico

Dr. Anna Toscano PhD

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Fino a tutta la seconda metà del Cinquecento la città tuttavia riuscì a godere del suo maggiore periodo di ricchezza economica, concentrata nell’attività della seta: il commercio serico, la lavorazione della lana, dei damaschi e dei velluti costituivano l’attività industriale più fiorente della Calabria, se si pensa che nel 1520 la sola Catanzaro contava oltre 500 telai e già nel 1470 artigiani catanzaresi si erano recati a Tours in Francia per insegnare quest’arte.
Cosenza in quegli anni era la sede della fiera franca della Maddalena, mercato internazionale di tessuti che si svolgeva nel mese di luglio, e la cui attività era di fatto nelle mani di affaristi genovesi. Come del resto tutto il mercato tessile, che aveva nei porti di Crotone e di Reggio i maggiori centri di esportazione delle stoffe e delle sete calabresi verso la Spagna, Venezia e le Fiandre, era gestito da famiglie fiorentine e genovesi: Strozzi, Bandini, Ravaschieri, Cybo, Doria, Grillo erano i nomi che ricorrevano negli atti commerciali del tempo, e si pensi che nel 1644 il senese Vincenzo Salviati acquistò i Casali cosentini per 204.000 ducati, costituendo un suo feudo personale.
Sempre legati a questo periodo di espansione economica e commerciale furono le attività edilizie che in tutta la Calabria videro aprire cantieri pubblici e privati, aumentando le attività estrattive nelle cave (attive dal 1316 fino al 1903) di tufo grigio della “Parrera”, tra Altilia e Malito, di tufo rossigno presso Mendicino, servendosi dell’opera di maestranze e di architetti roglianesi (6), nelle aree del cosentino, della Valle del Crati, del Savuto, e del catanzarese. A quegli anni risalgono i rimaneggiamenti dei castelli di Pizzo e di Reggio, del complesso architettonico di Le Castella a Isola Capo Rizzuto, la costruzione dei manieri di Aiello Calabro, di S. Severina e di Corigliano; l’edificazione di palazzi nobiliari a Altomonte, Morano ed a Cosenza, dove l’attività edilizia continuò per tutto il ‘500, fino agli anni della Riforma: al 1524 risale la costruzione del ponte a tre archi sul Busento ad opera dell’architetto Pietro Vallotta da Rogliano, e sempre da “Maestri fabbricatori architetti” roglianesi fu eseguita più tardi l’innalzamento dei ponti presso S. Maria del Crati e del Savuto, nonché, ma siamo già alla fine del ‘600, il restauro del convento di S. Francesco d’Assisi presso Cosenza.

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(6) A. Frangipane, Maestranze di Calabria, in “Brutium”, 1951, XXX, nn.1-2, pp. 6-8; Id., Maestranze calabresi in S. Giorgio di Rogliano, in “Brutium”, 1968, XLVIII, n. 2, p.13; T Morelli, Descrizione della città di Rogliano, Napoli 1845; A. Adami, La città di Rogliano ed i suoi monumenti, Cosenza 1921

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