Storia della Scienza e della Tecnica. Dr Anna Toscano PhD

Filosofia e Scienza in Calabria nel ‘600. Dal rinascimento angioino all’oblio iberico

Dr. Anna Toscano PhD

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Durante quel breve arco di tempo, Cosenza assorbì e metabolizzò a suo modo quei precetti divulgati dall’Accademia Platonica che, istituita a Firenze da Marsilio Ficino nel 1459 per volere di Cosimo il Vecchio, avrebbero giocato un ruolo determinante nell'evoluzione del dibattito scientifico, fornendo attraverso la riscoperta di importanti opere matematiche, mediche e naturalistiche del passato, la nascita della scienza moderna. Se il compito primario che l’Accademia ficiniana si prefiggeva era quello di attendere allo studio delle opere di Platone e dei suoi seguaci, promovendone la diffusione attraverso la loro traduzione in lingua latina, in territorio calabrese non mancarono le accademie che si aprirono sull’esempio della scuola platonica: mentre Pomponio Leto di Amendolara (1428-1497) dei principi di Sanseverino, fondava l’Accademia romana (o Pomponiana), agli inizi del Cinquecento Aulo Giano Parrasio, già socio della Pontaniana di Napoli, dava vita, secondo le voci del tempo, all’Accademia Cosentina, gettando le basi di quella generazione telesiana che avrebbe fatto attribuire alla città di Cosenza il titolo di “Atene della Calabria”.
L’apertura di Cosenza alla diffusione della cultura umanistica del XV secolo è testimoniata ben prima dell’istituzione della società parrasiana: nel 1478 fu introdotta in città, come in poche altre del Mezzogiorno, la stampa con l’apertura della tipografia di tale Ottaviano Salamonio di Manfredonia. Del resto già nel 1475, grazie all’ebreo Abraham ben Garton, l’arte tipografica era entrata in Calabria, ed il Pentateuco in lingua ebraica fu la prima edizione a stampa. Tuttavia fino alla prima metà del ‘500 ed oltre l’Inquisizione impedì a Cosenza l’attività tipografica, e solo nel 1590, con delibera del mese di marzo, la città riuscì a ripristinare <<l’arte della stampa, per stampare e farsi le cartere […] co lo obligo de ipsa cità de donare docati 100 annui alli stampatori …>>. Cosenza accolse allora gli editori Giovan Giacomo Frero, veneziano e Marco Imparato, napoletano, entrambi agenti del senatore e patrizio veneziano Giovan Domenico Contareno, che avrebbero dovuto produrre la carta in loco e provvedere alla stampa dei libri. Le macchine e i torchi sarebbero stati fatti arrivare da Venezia, via Messina (5).

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(5) Atti del notaio Angelo de Paola, in Borretti, Fonti per la storia, in “Brutium”, s. n., 1938, XVII, n. 1, p. 88, cfr. G. E. Rubino- M. A. Teti, Le città nella storia. Cosenza, Roma-Bari, Editori Laterza, 1997

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