Storia della Scienza e della Tecnica. Dr Anna Toscano PhD

Filosofia e Scienza in Calabria nel ‘600. Dal rinascimento angioino all’oblio iberico

Dr. Anna Toscano PhD

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Lo straordinario ampliamento dei confini del mondo terrestre e celeste che si verificò nel secolo XVI portò con sé l’esigenza di un adeguamento delle capacità tecnologiche in grado di fare fronte alle nuove esigenze che un simile mutamento comportava: la necessità di dotare le navi di scafi capaci di affrontare le insidie dell’Oceano e di solcarlo con sempre maggiore velocità; i testi dedicati alle macchine pubblicati in Europa fra la metà del Cinquecento e la metà del Seicento, nascevano su questo tessuto ed erano tutti rivolti, giustamente in modo differente fra loro, alla ricerca di nuove soluzioni agli altrettanto nuovi problemi posti dagli sviluppi rapidissimi dell’arte mineraria, di quella militare, della metallurgia, della navigazione. Essi venivano ideati e scritti all’interno di un ambiente culturale che risentiva dei rilevanti mutamenti, economici e politici, che le grandi scoperte geografiche ed astronomiche portavano con sé.
Da quel momento la scienza non poteva più essere concepita come una contemplazione disinteressata della verità, come una ricerca che si sviluppava solo dopo aver liberato l’uomo dalle necessità contingenti legate alla sua sopravvivenza, ma essa era divenuta uno strumento nelle mani dell’uomo in grado di far fronte alle esigenze che il particolare sviluppo economico-sociale della società europea di quegli anni portava con sé.

In un simile contesto, così gravido di conseguenze, quale furono gli equilibri economico-sociali e politici che entrarono in gioco nel territorio calabrese, ed in particolare in quello cosentino, fra il 1540 ed il 1640? Quali furono i mercati, i contatti, gli interessi commerciali, le tecnologie impiegate, le strategie, che vi operarono? Quali le ragioni che spinsero negli anni della Rivoluzione Scientifica gli “intelletti” locali a lavorare fuori dal territorio di origine?
Per cercare di individuare le linee di confine di questo particolare periodo storico, che coincise nella regione calabrese con l’età oscura della dominazione spagnola, seguita ai settant’anni di regno aragonese, bisogna compiere un piccolo passo indietro, e portarsi nella seconda metà del ‘400 quando Cosenza, già ghibellina e sveva durante il regno di Federico II, sostenitrice di Manfredi, durazzesca ed infine aragonese di stretta fede regalista, dalla vita economica e culturale assai tormentosa, conobbe una riapertura nei confronti degli interessi speculativi ed economici, fino ad allora negatole, complice la raffinatezza intellettuale della corte d’Aragona, che le permisero di aprire le porte alla cultura umanistica.

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