Storia della Scienza e della Tecnica. Dr Anna Toscano PhD

"Come la cresta di un pavone". Una discussione critica sulle radici non europee della matematica: George Gheverghese Joseph e Srinivasa Ramanujan Iyengar

Dr. Anna Toscano PhD

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Per costruire in modo plausibile lo schema presentato nel suo studio The Crest of Peacock a Gheverghese Joseph è stato necessario limitare il numero di aree culturali e geografiche prese in esame, e la scelta, fatto salvo un inevitabile elemento di arbitrarietà, è stata motivata da due considerazioni fondamentali: da un lato sono state individuate quelle aree che, in base alle testimonianze esistenti, videro evoluzioni significative in ambito matematico; dall’altro, nell’identificazione delle zone d’interesse, è stata seguita una valutazione che tenesse conto della natura e del senso della trasmissione della conoscenza matematica.
Premesso lo scopo limitato del libro e i criteri adottati, che hanno ulteriormente ridotto l’ambito di indagine, lo studio di Gheverghese Joseph inizia con l’analisi, nel capitolo 2, delle più antiche testimonianze di protomatematica, dall’osso ishango dell’Africa centroequatoriale, al quipu degli Inca, dalle “pietre erette” tipiche di molte culture, ai sistemi yoruba e maya.
I capitoli 3, 4 e 5 sono dedicati agli esordi della matematica scritta: dai codici grafico-numerici egizi, con le loro conoscenze geometriche ed algebriche, agli equivalenti babilonesi. Nei capitoli 6 e 7 l’autore passa alla valutazione della matematica cinese, dove sono presenti una formulazione del teorema di Pitagora (500 a. C. – 200 a. C.), il calcolo di π ( 260 d. C.), equazioni di II grado elevato (200 d. C. – 300 d. C.), l’elaborazione del cosiddetto “triangolo di Pascal” (1303) e l’analisi indeterminata.
I capitoli 8 e 9 sono dedicati alla matematica indiana antica, classica e ai suoi sviluppi successivi: dalla matematica dei mattoni della cultura di Harappa (3000 a. C. – 1500 a. C.), a quella dei Veda (1500 a. C. – 500 a. C.) e alla jaina; dall’algebra dei Sulbasutra (1500 a. C. – 500 a. C.), del Manoscritto di Bakhshali (400 d. C.) e del matematico astronomo Aryabhata I (500 d. C.), alla trigonometria del Papiro di Ahmes (1650 a. C.), del Surya Siddhanta (400 d. C.), del Pancha Siddhantika di Varahamihira (500 d. C.) e del Brahma Sputa Siddhanta di Brahmagupta (628 d. C.); fino alla matematica della regione del Kerala (1200 d. C. – 1600), con i suoi studi sull’analisi e calcolo infinitesimale e la sua scuola di astronomia. Alla matematica jaina (500 a. C. – 400 d. C. ) sono riportate le teorie dei numeri, le permutazioni e computazioni, il teorema binomiale; le regole per le operazioni matematiche, la notazione posizionale decimale, la prima utilizzazione dello zero; l’algebra (equazioni semplici, quadratiche e sistemi di equazioni; radici quadrate ed istruzioni dettagliate su come rappresentare incognite e segni negativi).

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