Storia della Scienza e della Tecnica. Dr Anna Toscano PhD

"Come la cresta di un pavone". Una discussione critica sulle radici non europee della matematica: George Gheverghese Joseph e Srinivasa Ramanujan Iyengar

Dr. Anna Toscano PhD

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<<Il primo è una domanda che raramente gli storici della matematica si pongono, ed è l’unica a cui non si riesca a trovare una risposta del tutto soddisfacente: in che misura le influenze culturali hanno determinato la scelta delle materie e dei modi di Ramanujan?>>. Ramanujan apparteneva alla casta dei brahmani Ayyangar dei Tamil Nadu dell’India meridionale, dallo status sociale elevato grazie alla sua tradizionale erudizione e ai suoi costumi religiosi. <<Con questo retroterra culturale l’inclinazione di Ramanujan ad attribuire le sue scoperte all’intervento della dea di famiglia, Namagiri, appare comprensibile, e sebbene possa aver costituito motivo di imbarazzo per qualche suo ammiratore, in India e in Occidente, è perfettamente coerente con una cultura che, almeno in parte, riconosce nella matematica uno strumento di intervento divino e di predizione astrologica. […] A un altro livello l’esempio di Ramanujan mostra indubbiamente che in campo matematico anche chi è stato istruito e allevato secondo tradizioni e in ambienti decisamente estranei alla società [europea] può raggiungere risultati eccellenti. Un secondo interrogativo, interessante e in realtà centrale per la questione, nasce dal lavoro stesso di Ramanujan: si possono riconoscere nella sua cultura caratteristiche che stimolano e favoriscono il lavoro creativo in matematica? Ogni tentativo di dare una risposta a questa domanda dovrebbe investigare a fondo il ruolo dei brahmani Ayyangar come custodi della dottrina tradizionale in campo astronomico e matematico. […] Nella tradizione brahmanica la matematica e i numeri avevano una importanza  speciale come strumenti extrarazionali di controllo sul destino e sulla natura. L’opera di Ramanujan suscita anche interrogativi riguardo all’essenza stessa della matematica. C’è bisogno di aderire a un particolare metodo di presentazione formale affinché qualcosa sia riconoscibile come “matematica”?>> (pp. 11-13).
Una definizione concisa e pregnante della matematica <<è, all’atto pratico, impossibile>>. Tuttavia nel presentare la sua opera, Gheverghese Joseph ha modo di evidenziare alcuni aspetti salienti che individuano l’ambiente in questione: <<la matematica moderna si è trasformata in un linguaggio universale che dispone di un particolare tipo di struttura logica. Essa contiene un corpo di dottrine relative ai numeri e allo spazio e stabilisce una serie di metodologie atte al raggiungimento di conclusioni sul mondo fisico. Inoltre costituisce un’attività intellettuale che richiede intuizione e allo stesso tempo immaginazione per ottenere “prove” e raggiungere conclusioni>> (p. 19). Prima di addentrarsi a percorrere l’ampio excursus storico dedicato alle singole tradizioni matematiche non europee, che si estende per ben 9 capitoli del volume, Gheverghese Joseph traccia tre percorsi elaborati dalla tradizione storiografica dedicati alla storia della disciplina.

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